Mary Grace Ovedi
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giovedì 22 ottobre 2026
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mercoledì 13 agosto 2025
* L'Angelo dei "se" *
L’ANGELO DEI SE, DEI COME E DEI PERCHE’
- di Mary Grace Ovedi
Parte III
Incontrai
l’angelo dei “se” al luna-park.
Era
un bambino e sedeva sul primo dei tre gradini della casa degli orrori.
Mi guardò, mi sorrise da dietro il suo
enorme bastoncino di zucchero filato e mi disse:
- Lo
sai che se non avessi speso una monetina per questo delizioso bastoncino di
zucchero filato adesso potrei, con quel soldino, fare un giro nella casa degli
orrori? –
Non
mi diede neanche il tempo di rispondere che continuò sorridendo ammiccante
- …ma se avessi speso quella moneta per
fare un giro nella casa degli orrori adesso non starei qui a deliziarmi con
questo bastoncino di zucchero filato!!!! –
Non
potei che convenirne annuendo e riflettendo su quanta saggezza e ragionevolezza
era insita in un bambino così piccolo.
Ma
lui già stava dicendo, scavalcando i miei pensieri:
-
Se non fossi già salito sulla ruota panoramica e fossi invece andato nella nave
del pirata, forse adesso avrei un soldino in più da spendere per un croccante
ma, secondo te, un croccante può mai competere in emozione e bellezza con la
meraviglia di uno sguardo dall’altezza della ruota panoramica? -
Annuivo
e mi sorprendevo sempre più delle considerazioni del piccolo amico seduto sul
gradino della casa degli orrori e pensavo tra me e me che aveva ragione e che
c’era una buona motivazione in ognuna delle scelte fatte dal piccolo, le stesse
che forse avrei fatte anche io.
Ma
il bambino continuava. Sorrideva, mangiava il suo zucchero filato e con quel
suo faccino sbarazzino e provocatorio continuava a propinarmi una sequela di
“se”.
-
Se non avessi scelto di venire qui oggi probabilmente sarei da un’altra parte,
a fare altre cose ma mi chiedo, e lo chiedo anche a te, pensi che da un’altra
parte avrei potuto divertirmi di più di quanto mi stia divertendo qui, con la
musica, le giostre, gli altri bambini, i baracconi del tiro a segno, le
vaschette dei pesci rossi, le montagne russe, il trenino del far-west? Io credo
di no, però nel “se” resta il dubbio. Forse avrei potuto essere in un luna-park
più grande, con più attrazioni, con più gente, con più divertimenti, con più
dolci, ma pensi che avrei potuto divertirmi di più di quanto io mi diverta qui,
o mangiare un bastoncino di zucchero filato più dolce e grande di quello che mi
sto gustando o salire su una ruota panoramica che avrebbe potuto offrirmi una
emozione più forte e intensa di quella provata davanti alla sconfinata altezza
e bellezza che ho goduto da lassù? – mi domandò guardandomi negli occhi ed
indicò la cabina della ruota all’apice del cerchio.
Non
sapevo cosa rispondere perché in fondo aveva ragione. L’intensità delle
emozioni non può essere commisurata con le ipotesi del “se”.
Va assaporata, goduta minuto per minuto,
attimo per attimo perché è effimera e incerta e sfuggente. Non bisogna stare
con il bilancino a pesare, a paragonare, a fare raffronti, a cercare il meglio
o il di più quando, inseguendo quello, si sottovaluta, ci si allontana, si
perde ciò che di bello, unico e irripetibile ci si offre in quel momento.
Come
si mi avesse letto nel pensiero, il bambino dei “se” mi guardò seriamente negli
occhi.
Era
scomparsa la sua birbanteria, la sua monelleria.
Pacato,
saggio e adulto, mi fissò con i suoi grandi occhi blù e mi disse:
-
E’ inutile che ti tormenti con tutti i tuoi “se”, se avessi fatto questo, se
non lo avessi fatto, se avessi preso quella strada, se non avessi detto quel
che ho detto, se fossi andata, se fossi rimasta, se non lo avessi mai
incontrato, se non fossi mai nata, se fossi stata un’altra o quant’altro ti
viene in mente. Ti ripeto che è inutile. Te l’ho dimostrato con i miei piccoli
esempi. L’intensità, la realtà, la verità delle emozioni, perché in definitiva
è a questo che si riconduce la vita, non va mai rapportata all’ipotesi del
“se”. L’ipotesi, già di per sé, è come una mano chiusa in cui potrebbe non
esserci niente o solo una manciata di mosche, pronte a volarsene via appena
aperte le dita. L’ipotesi è il vago, l’incerto, l’improbabile. Non perderti in
labirinti senza uscita, non lasciarti abbindolare da specchi insinceri che ti
illudono con immagini non veritiere. Lasciali qui, al luna-park, l’unico luogo
dove è giusto che siano. Qui, dove la gente viene pronta a divertirsi, a non
prendersi sul serio, a ridere di sé e non a domandarsi o a tormentarsi con i
suoi “se” -.
Mangiò
un altro fiocco del suo zucchero filato, sorrise e ammiccò offrendone anche a
me.
Perché
no? Aveva ragione!
In quel momento mi resi conto di pensarla proprio
come lui, nonostante in passato non mi fossi mai soffermata a rifletterci su.
Ero
invecchiata a furia di tormentarmi inutilmente con tutti i miei “se”...
Era
giusto che fermassi pure io il tempo, come il bambino dei “se”: il luna-park era il luogo più indicato per
chi non voleva tormentarsi più, per chi voleva godere dell’attimo fuggente.
Perciò
accettai dal bambino dei “se”, alias l’angelo dei “se”, quel fiocco di zucchero
filato e beata me lo gustai, guardando ammirata la ruota panoramica che compiva
il suo meraviglioso giro nel cielo.
domenica 3 agosto 2025
"L'Angelo dei Se, dei Come e dei Perché"
L’ANGELO
DEI SE, DEI COME E DEI PERCHE’
Come mai, mi chiedo, se ho rispettato tutte le regole, se
sono stata coerente, se ho seguito tutte le istruzioni, se mi sono comportata
bene, come mai sono sempre io quella che paga per gli errori degli altri?
Come mai tutti possono permettersi di sbagliare e non invece io?
Non me lo so spiegare, o forse sì, me lo so spiegare ma non ho voglia di accettare le mie spiegazioni perché sono di parte e forse viziate da inattendibilità.
Il punto è che mi faccio sempre carico dei problemi degli altri, penso sempre prima agli altri che a me, mi metto sempre nei panni degli altri prima che nei miei. E questo non va bene e non lo voglio più sentire come spiegazione perché esisto anche io, con le mie esigenze e i miei bisogni, anch’io sono un essere delicato e fragile e bisognoso d’aiuto.
Non posso sempre stare a dispensarne agli altri quando
nessuno ne elargisce un po’ a me.
Ho deciso di non dare più, di chiudere gli occhi e le
orecchie per un po’, per avere un attimo di tregua, per pensare a me e per
scoprire come fanno gli altri ad ottenere senza dare nulla in cambio.
Indosserò una corazza, metaforicamente parlando, su cui
lascerò scivolare tutto. Sarò inaccessibile, nessuno riuscirà più a carpire
nulla da me, nessuno più riuscirà a defraudarmi di ciò che mi appartiene,
nessuno più riuscirà a ferirmi e a farmi soffrire a causa dei suoi errori.
Ed io, dalla inattaccabilità della mia corazza, non ne farò perché rispetterò le regole, sarò coerente, seguirò le istruzioni, mi comporterò bene.
E allora come mai ancora non riesco ad esistere, a pretendere, a sfruttare come fanno tutti gli altri? Come mai le mie esigenze, i miei bisogni ancora non sono prioritari rispetto a quelli degli altri? Come mai non riesco a passare davanti ad un mendicante senza provare sofferenza e solidarietà per lui?
Ho cercato di ignorarlo, di passargli distante, di non guardarlo ma lo stesso ho provato attrazione verso di lui.
Sono cadute le mie difese, la mia corazza s’è disciolta ed io, vulnerabile e fragile come sempre, mi sono messa nei suoi panni, mi sono identificata con lui per capire e comprendere il suo stato d’animo, la sua vita, i suoi errori e per giustificarlo, per trovargli delle attenuanti, per assolverlo ed aiutarlo.
Inaspettatamente, in questo transfert, ho avuto modo di parlare con lui, telepaticamente e di capire e di spiegarmi i miei “come mai”.
- Come mai riesco a parlarti, ti starai chiedendo –
mi comunicò guardandomi, con il suo bel faccione rubizzo, senza muovere né le
labbra né la sua lunga barba bianca.
- Non è difficile sai quando c’è qualcuno ricettivo come
te pronto ad ascoltare. Certo siete rari ma non inesistenti. Avete una sorta di
aurea intorno a voi, è possibile vedervi da lontano. Spiccate tra la massa e
noi angeli non siamo ciechi.
Come mai ti parlo solo oggi, ti chiedi? Ebbene
prima non ce ne era la necessità perché non ti sei mai posta questa domanda in
maniera risolutiva. Ma ora sento proprio che hai bisogno di sapere ed è quindi
giusto che tu sappia perché è pesante e debilitante portare una corazza quando
si è fragili e delicati come te.
La vostra forza è
proprio nella delicatezza, nella fragilità del vostro essere. La vostra essenza
è leggera e leggiadra. Come lo stelo di una rosa è forte ma sottile, non lo si
può appesantire con una corazza o si spezzerà.
E questo, noi angeli,
non lo vogliamo. Sono qui proprio per impedire che accada.
Cercherò di spiegarti
in parole semplici come gli esseri più fragili siano i più forti, gli unici che
possano aiutare quelli meno forti e meno fragili.
Non è un controsenso,
seguimi bene.
Fragile significa
essere vulnerabile, vulnerabile significa essere sensibile, essere sensibile
significa capire più profondamente, capire più profondamente significa
identificarsi, identificarsi significa vivere per un po’ la vita altrui e
vivere per un po’ la vita altrui significa sentire emotivamente, sentire
emotivamente significa essere vivi dentro ed essere vivi dentro significa
essere forti.
Mi comprendi? Ecco
come mai ti ritrovi ad identificarti, a metterti nei panni dei meno forti, di
quelli che fanno gli errori, di quelli che sbagliano: è per come tu trasformi
la tua fragilità interiore in forza interiore.
I meno fragili questo
tipo di forza non l’avranno mai: perciò tu gliene dispensi tanta.
Continua a farlo, te
ne prego e ricordati... io sarò sempre a portata quando avrai voglia di
scambiare due chiacchiere con me - ammiccò sorridendo il faccione rubizzo,
con i suoi acquosi occhi blu, dimenando appena un po’ la sua lunga barba
bianca.
E da quel giorno io non mi sono più chiesta come mai senta
miei i problemi degli altri, come mai io mi metta sempre nei panni degli altri,
come mai io cerchi sempre di trovare le motivazioni, le attenuanti, le
giustificazioni, le assoluzioni per gli altri, come mai io pensi prima agli
altri che a me stessa, e soprattutto come mai io mi soffermi sempre a sorridere
riconoscente al mendicante all’angolo della strada.
Non me lo chiedo perché lo so e non lo dimenticherò mai.
Lui è l’angelo che risponde ai miei “come mai”.
martedì 15 luglio 2025
"L'Angelo dei Se, dei Come e dei Perché"
L’ANGELO
DEI SE, DEI COME E DEI PERCHE’
-
di Mary Grace Ovedi –
Parte
I
- Hai in comune il sesto senso con gli animali. Ecco perché questi piccioni sono raggruppati tutti intorno a te, anche se non gli stai dando del cibo -
Esordì con queste parole confidenziali e profonde
il giovane che, come apparso dal nulla sedeva sulla panchina accanto a me.
Dovevo certo essermi distratta per non averlo visto e
neanche sentito arrivare. D’altronde neanche i piccioni dovevano averlo visto o
sentito arrivare altrimenti sarebbero volati via.
Ma, come detto, prima ero distratta e poi, dopo le sue
parole, molto sorpresa perché rispondeva tempestivamente ed esattamente alla
domanda che mi ero appena posta in quel momento, e cioè perché con tutta la
gente che c’era seduta sulle varie panchine nel giardinetto sotto il mio
ufficio, tutti i piccioni, e dico tutti, si erano raggruppati intorno ai miei
piedi?
Non avevo cibo da cui potessero essere attratti ed ero
persa nei miei pensieri che non avevano nulla a che vedere né con gli animali
in genere, né con i volatili in particolare. Perché quindi mi dedicavano tutta
questa attenzione?
Stavo appunto ponendomi questa domanda quando la sua
risposta era arrivata subitanea ed appropriata, come se mi avesse letto nel
pensiero.
La risposta mi aveva colto di sorpresa, ma non certo
il senso di quello che diceva.
Fin da piccolissima avevo avuto un contatto
particolare con gli animali, una sorta di linguaggio fatto di gesti, di
sguardi, di toni della voce, che ci faceva comprendere reciprocamente i nostri
stati d’animo.
Io lo sapevo certo, ma come faceva lui a saperlo?
Ma il suo tono era così confidenziale, amichevole,
spontaneo, che mi sentii subito sulla sua lunghezza d’onda e, contrariamente a
come di solito mi comporto con le persone che non conosco, non provai neanche
per un attimo diffidenza o timore nei suoi confronti e con lo stesso tono
confidenziale, amichevole e spontaneo, come se lo conoscessi da sempre,
intavolai con lui una piacevole conversazione. E parlammo di tante cose, e più
si discorreva meno mi sorprendevo di quanto sapesse di me, dei miei pensieri, dei
miei comportamenti, delle mie attitudini, dei miei interessi e soprattutto dei
miei trascorsi.
Conosceva particolari che mi lasciavano senza fiato,
perché mai nessuno ne era stato a conoscenza. Come uno psicologo attento mi
faceva riflettere sulla causa e sull’effetto. Mi spiegava che se oggi come oggi
ero così ciò lo dovevo a come ero stata, a ciò che avevo fatto.
Ci si dimentica troppo spesso il percorso da dove siamo partiti, di tutto
quello che abbiamo incontrato in quel percorso e, dimenticandolo ci si
smarrisce in lande sconfinate dove tutto è uguale a tutto, dove non ci sono
riferimenti, punti fermi, concreti, ai quali aggrapparsi e resistere contro le
intemperie della vita.
Se non si ricorda, se non si da valore, se non si trae insegnamento da
ciò che è stato, siamo condannati per l’eternità a riviverlo e a ricommettere
sempre gli stessi errori.
- Tu sei speciale e il non ricordare ovviamente non
è riferito a te, perché tu non hai dimenticato. Il tuo cuore, la tua mente, la
tua anima sono rimasti sorprendentemente giovani e curiosi, proiettati verso il
sapere, il conoscere, l’apprendere. In te è ancora viva la meraviglia, lo
stupore, la semplicità, la perfezione, l’armonia e la bellezza della vita in
tutte le sue sfaccettature.
Hai la fortuna di essere una donna-bambina, saggia e ingenua, scaltra
e timida, semplice e complessa… -
Il giovane continuava a parlarmi e
a dirmi cose meravigliose e intime che toccavano corde sopite e facevano
risuonare in me una musica che credevo di aver dimenticato o mai conosciuto.
Riportavano in me il passato, piccoli particolari, inezie della mia
infanzia, della mia giovinezza, che erano state così importanti in quei
momenti, così dolorose o gratificanti da segnarmi dentro, da indirizzare i miei
passi futuri verso sentieri precisi, verso percorsi fatti apposta per me,
creatisi dal nulla per il mio divenire.
E lui, il giovane che parlava così spontaneamente e amichevolmente, tutto
questo lo sapeva.
- Come fai a sapere tante cose di
me? – gli chiesi non potendo più trattenere la mia curiosità. – Ci conosciamo?
Ci siamo incontrati da bambini, abbiamo vissuto insieme qualcuna delle cose che
mi hai raccontato? Non riesco a ricordarmi di te? Come mai? Come mai ricordo
tutto e non ricordo te? Chi sei? Come ti chiami? -
- Forse non ti ricordi il mio
nome, anche se me lo hai dato tu la prima volta che mi hai visto. Ero in cima
all’albero della mimosa, era una notte senza luna, con un cielo buio, nero come
la pece, su cui brillavano luminose le stelle del piccolo carro. Tu hai
guardato in alto e mi hai visto. Non avrei dovuto lasciarmi vedere da te, non
allora almeno, ma eri così incantata dalle stelle, dal cielo, dall’ignoto, dal
mistero, dal desiderio di vedere che, per un attimo, mi sono mostrato a te. Mi
sono mostrato per come mi volevi vedere, luminoso, splendente e con le ali,
come tu a dieci anni credevi fossero gli angeli. Sono Angelo, sono il tuo
angelo custode - disse semplicemente.
Se i viaggi nel tempo esistono, ebbene in quel momento fui
teletrasportata a quella notte, senza luna, dove sotto un cielo cupo, nero come
la pece, risplendevano mille stelle attorno al piccolo carro e dove,
affascinata, incantata, a faccia in su, dall’altezza dei miei dieci anni,
guardavo ipnotizzata in cima all’albero di mimosa accanto alla casa, una forma
luminosa, abbagliante, bellissima e con le ali e il pensiero razionale nato in
quel lontano momento rinacque nella mia mente: Angelo, il mio angelo custode!!!!
Allora l’immagine durò una frazione di secondo, l’esatto sbattere delle
palpebre ma ora, ora che la sto rivivendo, è eterna, fissa e magica nella mia
mente.
Ti guardo giovane ragazzo, e pian piano l’immagine svanisce per
sovrapporsi a te, a te il mio angelo custode tornato per non far assopire
dentro di me la tua immagine, il tuo valore, il tuo senso nella mia vita. Per
non farmi dimenticare chi sono, perché sono qui ora, perché sono così ora. Per
non farmi dimenticare i miei percorsi, i miei sentieri, per non farmi smarrire
in questa landa sconfinata e desolata, per farmi ricordare il linguaggio
dimenticato degli animali, gli unici che non dimenticano mai e non tradiscono
mai.
Sei l’angelo venuto a spiegarmi “perché”.
giovedì 13 marzo 2025
* L'eternità *
Intorno a me
spazi infiniti di luce,
di tenebre, di abissi
d’ignoto.
Inquieta
vortico, sempre più velocemente, cercandoti.
E abbraccio l’aria, la terra,
e stringo il sole e le stelle
per avvicinarti a me:
tu sei così lontano
nel tempo, nello spazio.
E m’aggrappo agli immensi cerchi
che volteggiando come un angelo
disegnavi sulla pista di ghiaccio.
Al mio tocco
rimpiccioliscono sempre più.
S’avvicinano e t’avvicinano
e il calore che emana da te mi rincuora.
Una musica lieve,
un valzer ricamato,
bianco e merlato come un fiocco di neve,
suona, non so dove.
E lo scintillio dei cristalli tintinnanti sui di noi
magico e complice come il vischio
è l’ infinito
E il brivido fantasmagorico
adagiato sulle nostre labbra danzanti
l’eternità.
sabato 5 febbraio 2022
martedì 10 agosto 2021
" Come canto di Sirena "
Ho vagato, nei meandri dei miei giorni, in terre desolate
sotto cieli incendiati da tramonti incandescenti
sprofondando in caverne e pozzi
densi e bui come buchi neri
solcando oceani e mari
cavalcando onde sin nei rivoli morenti
come ciondolo appesa al cuore d’un poeta
illudendomi d’esser io,
come canto di sirena,
la sua Musa.
Oggi, dopo tanto affanno,
su questo scoglio consunto e frastagliato
più non m’inganno: monile inerte, senza pregio,
dal suo cuore inestricabile e distratto
mi distacco.
Muta, privata dell’incanto,
nell’atavico elemento m’inabisso.
Perché ora so che un poeta,
come Ulisse, scevro è dalla malìa d’una sirena.
Da altre onde, remote come il tempo,
egli trae il suo lirico canto
rincorrendo l’attimo, il battito, la scintilla
pago assaporando ogni sprazzo del suo intimo infinito
a me,
illusa Musa,
ignoto.

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