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martedì 15 luglio 2025

"L'Angelo dei Se, dei Come e dei Perché"

L’ANGELO DEI SE, DEI COME E DEI PERCHE’

- di Mary Grace Ovedi –

Parte I


- Hai in comune il sesto senso con gli animali. Ecco perché questi piccioni sono raggruppati tutti intorno a te, anche se non gli stai dando del cibo -


Esordì con queste parole confidenziali e profonde il giovane che, come apparso dal nulla sedeva sulla panchina accanto a me.

Dovevo certo essermi distratta per non averlo visto e neanche sentito arrivare. D’altronde neanche i piccioni dovevano averlo visto o sentito arrivare altrimenti sarebbero volati via.

Ma, come detto, prima ero distratta e poi, dopo le sue parole, molto sorpresa perché rispondeva tempestivamente ed esattamente alla domanda che mi ero appena posta in quel momento, e cioè perché con tutta la gente che c’era seduta sulle varie panchine nel giardinetto sotto il mio ufficio, tutti i piccioni, e dico tutti, si erano raggruppati intorno ai miei piedi?

Non avevo cibo da cui potessero essere attratti ed ero persa nei miei pensieri che non avevano nulla a che vedere né con gli animali in genere, né con i volatili in particolare. Perché quindi mi dedicavano tutta questa attenzione?

Stavo appunto ponendomi questa domanda quando la sua risposta era arrivata subitanea ed appropriata, come se mi avesse letto nel pensiero.

La risposta mi aveva colto di sorpresa, ma non certo il senso di quello che diceva.

Fin da piccolissima avevo avuto un contatto particolare con gli animali, una sorta di linguaggio fatto di gesti, di sguardi, di toni della voce, che ci faceva comprendere reciprocamente i nostri stati d’animo.

Io lo sapevo certo, ma come faceva lui a saperlo?

Ma il suo tono era così confidenziale, amichevole, spontaneo, che mi sentii subito sulla sua lunghezza d’onda e, contrariamente a come di solito mi comporto con le persone che non conosco, non provai neanche per un attimo diffidenza o timore nei suoi confronti e con lo stesso tono confidenziale, amichevole e spontaneo, come se lo conoscessi da sempre, intavolai con lui una piacevole conversazione. E parlammo di tante cose, e più si discorreva meno mi sorprendevo di quanto sapesse di me, dei miei pensieri, dei miei comportamenti, delle mie attitudini, dei miei interessi e soprattutto dei miei trascorsi.

Conosceva particolari che mi lasciavano senza fiato, perché mai nessuno ne era stato a conoscenza. Come uno psicologo attento mi faceva riflettere sulla causa e sull’effetto. Mi spiegava che se oggi come oggi ero così ciò lo dovevo a come ero stata, a ciò che avevo fatto.

Ci si dimentica troppo spesso il percorso da dove siamo partiti, di tutto quello che abbiamo incontrato in quel percorso e, dimenticandolo ci si smarrisce in lande sconfinate dove tutto è uguale a tutto, dove non ci sono riferimenti, punti fermi, concreti, ai quali aggrapparsi e resistere contro le intemperie della vita.

Se non si ricorda, se non si da valore, se non si trae insegnamento da ciò che è stato, siamo condannati per l’eternità a riviverlo e a ricommettere sempre gli stessi errori.


- Tu sei speciale e il non ricordare ovviamente non è riferito a te, perché tu non hai dimenticato. Il tuo cuore, la tua mente, la tua anima sono rimasti sorprendentemente giovani e curiosi, proiettati verso il sapere, il conoscere, l’apprendere. In te è ancora viva la meraviglia, lo stupore, la semplicità, la perfezione, l’armonia e la bellezza della vita in tutte le sue sfaccettature.

Hai la fortuna di essere una donna-bambina, saggia e ingenua, scaltra e timida, semplice e complessa… -


  Il giovane continuava a parlarmi e a dirmi cose meravigliose e intime che toccavano corde sopite e facevano risuonare in me una musica che credevo di aver dimenticato o mai conosciuto.

Riportavano in me il passato, piccoli particolari, inezie della mia infanzia, della mia giovinezza, che erano state così importanti in quei momenti, così dolorose o gratificanti da segnarmi dentro, da indirizzare i miei passi futuri verso sentieri precisi, verso percorsi fatti apposta per me, creatisi dal nulla per il mio divenire.

E lui, il giovane che parlava così spontaneamente e amichevolmente, tutto questo lo sapeva.

  - Come fai a sapere tante cose di me? – gli chiesi non potendo più trattenere la mia curiosità. – Ci conosciamo? Ci siamo incontrati da bambini, abbiamo vissuto insieme qualcuna delle cose che mi hai raccontato? Non riesco a ricordarmi di te? Come mai? Come mai ricordo tutto e non ricordo te? Chi sei? Come ti chiami? -


  - Forse non ti ricordi il mio nome, anche se me lo hai dato tu la prima volta che mi hai visto. Ero in cima all’albero della mimosa, era una notte senza luna, con un cielo buio, nero come la pece, su cui brillavano luminose le stelle del piccolo carro. Tu hai guardato in alto e mi hai visto. Non avrei dovuto lasciarmi vedere da te, non allora almeno, ma eri così incantata dalle stelle, dal cielo, dall’ignoto, dal mistero, dal desiderio di vedere che, per un attimo, mi sono mostrato a te. Mi sono mostrato per come mi volevi vedere, luminoso, splendente e con le ali, come tu a dieci anni credevi fossero gli angeli. Sono Angelo, sono il tuo angelo custode - disse semplicemente.


Se i viaggi nel tempo esistono, ebbene in quel momento fui teletrasportata a quella notte, senza luna, dove sotto un cielo cupo, nero come la pece, risplendevano mille stelle attorno al piccolo carro e dove, affascinata, incantata, a faccia in su, dall’altezza dei miei dieci anni, guardavo ipnotizzata in cima all’albero di mimosa accanto alla casa, una forma luminosa, abbagliante, bellissima e con le ali e il pensiero razionale nato in quel lontano momento rinacque nella mia mente: Angelo, il mio angelo custode!!!!

Allora l’immagine durò una frazione di secondo, l’esatto sbattere delle palpebre ma ora, ora che la sto rivivendo, è eterna, fissa e magica nella mia mente.

Ti guardo giovane ragazzo, e pian piano l’immagine svanisce per sovrapporsi a te, a te il mio angelo custode tornato per non far assopire dentro di me la tua immagine, il tuo valore, il tuo senso nella mia vita. Per non farmi dimenticare chi sono, perché sono qui ora, perché sono così ora. Per non farmi dimenticare i miei percorsi, i miei sentieri, per non farmi smarrire in questa landa sconfinata e desolata, per farmi ricordare il linguaggio dimenticato degli animali, gli unici che non dimenticano mai e non tradiscono mai.

Sei l’angelo venuto a spiegarmi perché”.

         




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


giovedì 13 marzo 2025

* L'eternità *

             
               

Intorno a me 

spazi infiniti di luce,

di tenebre, di abissi

d’ignoto.

Inquieta

vortico, sempre più velocemente, cercandoti.

E abbraccio l’aria, la terra,

e stringo il sole e le stelle

per avvicinarti a me:

tu sei così lontano

nel tempo, nello spazio.

E m’aggrappo agli immensi cerchi

che volteggiando come un angelo

disegnavi sulla pista di ghiaccio.

Al mio tocco

rimpiccioliscono sempre più.

S’avvicinano e t’avvicinano

e il calore che emana da te mi rincuora.

Una musica lieve,

un valzer ricamato,

bianco e merlato come un fiocco di neve,

suona, non so dove.

 

E lo scintillio dei cristalli tintinnanti sui di noi

magico e complice come il vischio

      è l’ infinito

E il brivido fantasmagorico

adagiato sulle nostre labbra danzanti

     l’eternità.


                                                                

                                                                      







 

martedì 10 agosto 2021

" Come canto di Sirena "

 


“Come canto di sirena”

 

Ho vagato, nei meandri dei miei giorni, in terre desolate

sotto cieli incendiati da tramonti incandescenti

sprofondando in caverne e pozzi

densi e bui come buchi neri

solcando oceani e mari

cavalcando onde sin nei rivoli morenti

come ciondolo appesa al cuore d’un poeta

illudendomi d’esser io,

come canto di sirena,

la sua Musa.

 

Oggi, dopo tanto affanno,

su questo scoglio consunto e frastagliato

più non m’inganno: monile inerte, senza pregio,

dal suo cuore inestricabile e distratto

mi distacco.

 

Muta, privata dell’incanto,

nell’atavico elemento m’inabisso.

 

Perché ora so che un poeta,

come Ulisse, scevro è dalla malìa d’una sirena.

Da altre onde, remote come il tempo,

egli trae il suo lirico canto

rincorrendo l’attimo, il battito, la scintilla

pago assaporando ogni sprazzo del suo intimo infinito

a me,

illusa Musa,

 ignoto.




Painting by Victor Nizovtsev 

mercoledì 15 aprile 2020

*D'oro scintillava il sole*

      
D’oro scintillava il sole
sulla mia corolla
e sui miei giorni che,
protetti in una sfera magica,
sprizzavano gioia e luce.

Mille e mille ne trascorsero
o forse di più
quando, inaspettato
un soffio più forte del vento
mi sorprese
e ad uno ad uno
dalla corolla me li strappò via.

Volavano leggeri, lontani da me
e nulla potevo per trattenerli …

Il rosso straziante 
che mi straripò dal cuore
si fuse e si confuse nel colore del tramonto.

Quel che vedi 
è ciò che resta
di me. 
Un fiore senza petali
senza ricordi…
uno stelo secco
che ogni sera si protende verso il cielo
e si perde nei suoi tramonti 
rincorrendo giorni e luci del passato. 
 

domenica 15 marzo 2020

* Morte di una viola *

 
Sbocciai in un bosco sperduto
intricato di semioscurità e magia.
Lontana dai fiori curati e ammirati
nei parchi e nei giardini.
Tra radici e muschi,
nascosta nelle ombre
dimenticate.
Cullata e protetta dalle foglie cadute
secche e incartocciate.

Anche se mai abbassò il suo sguardo su di me
l’azzurro del cielo,
trapelante dalle chiome antiche,
mi incantò.
Ma fu il Sole, più intrepido e curioso,
 che mi prese il cuore.
 Lieve, con i suoi raggi a lungo mi accarezzò
ed un giorno delicatamente mi baciò.

Avviluppata dal suo calore  
sbocciai essenza d’amore.

Inebriai
con il mio profumo ed il mio colore
fate, elfi e folletti
e i sensi dei pochi
che nel bosco magico si avventurarono.

Rincorrendo albe e tramonti
il Sole, 
amante distratto, 
si dimenticò di me
del mio bacio
della mia essenza, del mio colore
del mio bosco
e lasciò che s’avvicinasse
la notte, il freddo
la neve.

Elfi, fate e folletti si rintanarono.

La Nera Signora,
mi trovò, tremante,
 tra le foglie morte
abbracciata
in cerca di calore  
alle radici, al muschio.
Il Sole si era dimenticato di me.

 Si chinò.
Con un sorriso pietoso  
mi raccolse e si inebriò
ultima
di quel che rimaneva di me.
Del mio colore, della mia essenza.

Del mio amore.


venerdì 14 febbraio 2020

* Cuore di ghiaccio *

 
Valicherò, con tenacia,
il frastuono che assorda
il mio intimo silenzio.

Frammenterò, con rabbia,
l’insofferenza che inquieta
la stabilità della mia anima.

M’infiltrerò, con coraggio,
nei meandri ignoti
della landa glaciale
attraverso crepacci
tortuosi e remoti.

Ricorderò, con nostalgia,
i primevi sentieri
che mi condussero a te
eclettica cima
del nevaio eterno.

Scivolerò, con timore,
giù nel profondo
nell'arcaico imo.

Ritroverò, con ardore,
in quella tua essenza
il primordiale istinto.

Innescherò, come un tempo
la scintilla dell’amore
e riscioglierò il tuo cuore
di ghiaccio.